“Genitore per un giorno” è stato Il Dott. Richard Betti


LETTERA DEL

DOTT. RICHARD BETTI

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Direttore del Distretto AUSL di Faenza

Prima di tutto grazie alla famiglia di Stefano ed alla Associazione che mi hanno dato questa opportunità nel trascorre qualche istante la vita reale di una persona affetta da Autismo.

I sentimenti che ho provato oltre quello della gratitudine sono stati: la curiosità nel cercare di capire come vive un disabile e la sua famiglia, l’ammirazione per la volontà e l’esperienza maturata dai famigliari, la frustrazione come operatore della sanità di non riuscire ad offrire qualcosa di meglio a chi è affetto da tale malattia. Inoltre, ho cercato di immaginare un futuro in una situazione dove inevitabilmente i genitori invecchieranno e faranno fatica ad accudire il loro figlio. Quindi mi sono chiesto come affrontare il futuro e vi ho espresso il mio punto di vista. Credo che dobbiamo lavorare tutti insieme, per cercare di rendere il più autonomo possibile questi ragazzi evitando l’istituzionalizzazione. Sono consapevole che la cosa è facile da dire e molto, molto difficile da fare, non perché non ci sono i soldi, ma per un’arretratezza culturale di una  società che tende a segregare ed a individuare categorie (anziani, giovani, disabili, emigrati, ecc.)  piuttosto che includere tutte queste categorie in una società integrata e multiculturale. In altre parole dobbiamo lavorare con i ragazzi autistici come per tutte le altre forme di disabilità per integrarli nella società e nel lavoro. Fare in modo che possano andare a fare la spesa, in vacanza, al ristorante, ecc. da soli o con gli amici, non sempre solo con i genitori o con un educatore come spesso accade.  Forse non tutti avranno le stesse capacità o saranno facilmente inseribili nei vari contesti di vita e di lavoro, ma certamente se ci impegniamo di più il numero delle persone disabili in grado di sviluppare delle autonomie può e deve crescere.

Nel rileggere queste righe mi rendo conto dire cose banali o scontate ed apparentemente irraggiungibili, ma credo che la strada che avete intrapreso di coinvolgere vari interlocutori per renderli consapevoli, mi  pare un’azione concreta e che può permettere qualche passo in avanti, molto di più delle mie chiacchiere. Infine, mi permetto di dare un suggerimento ossia di diffidare di chi ha certezze, di chi predica la solidarietà senza praticarla e di chi pensa che l’Autismo sia un problema o solo sanitario o solo sociale.

Grazie ancora ed un abbraccio a tutti Voi.

Richard Betti